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La U.S. Roma 83 sulla vetta del Gran Sasso
Inserito il 14 luglio 2009 alle 08:33:00 da Redazione Roma83. IT - News dell'Atletica



Domenica 12 Luglio - La U.S. Roma 83 sulla vetta del Gran Sasso

La giornata che abbiamo trascorso è di quelle che non si possono dimenticare e vale la pena di raccontarla. Alle 8,30 era fissato l’appuntamento a Campo Imperatore per tutti i partecipanti alla scalata e quindi la levataccia è stata inevitabile. L’autostrada Roma Aquila scorre via veloce ma nel tratto che lambisce la città si rallenta e lo sguardo va inevitabilmente alle tendopoli blu allestite in vari spazi periferici. Si riesce appena ad intuire il dramma che si è vissuto in queste zone; c’è tranquillità anche se si vedono svettare nel centro città le gru e si osserva il via vai di veicoli dei Vigili del Fuoco.

Poco oltre siamo ad Assergi e da questo punto parte la bella strada che sale a Campo Imperatore. E’ ancora molto presto, ma i cercatori di funghi che incontriamo sulla via, hanno già i cesti colmi. Arriviamo al piazzale e davanti all’albergo ci raduniamo. Siamo veramente in tanti. Tutti abbracciamo Fiorella, la moglie di Giancarlo, che appena riesce a camminare perché reduce da un intervento al piede ma che è qui, e Claudio Moretti che invece porterà su la targa da lasciare in vetta. A guidare la salita non poteva che essere il grande Gianfranco Zeppieri che queste montagne le ha salite più volte insieme al suo indimenticabile amico. Ascoltiamo con attenzione ed interesse le descrizioni che ci da della meraviglia che ci circonda. Sono veramente parole d’amore. Del gruppo fanno parte espertissimi come Lara e Manuel Montesi che è una guida alpina e quindi si muove con disinvoltura e da sicurezza a chi invece va per la prima volta in alta montagna. I suoi consigli sono preziosi. Non poteva mancare Otello, amico d’infanzia di Giancarlo e compagno di tante salite così come Libero e Mariuccio. Saliamo fino alla sella di Monte Aquila e sostiamo per ammirare lo spettacoloso anfiteatro naturale che si vede sotto di noi. Gianfranco ci descrive le cime che orlano questa enorme conca: il pizzo Cefalone, il pizzo Intermesoli e sulla sinistra la mole impressionante del Corno Grande. Roberto Quintavalle ci rammenta che è la stessa vista della foto che sovrastava la sala conferenze del G8 appena concluso all’Aquila. Proseguiamo verso Campo Pericoli e dobbiamo attraversare dei nevai che ai meno esperti danno qualche problema quindi saliamo per un ripido sentiero roccioso su fino alla sella Del Brecciaio. Finalmente si possono ammirare anche le guglie del Corno Piccolo che svettano alla nostra sinistra. Siamo praticamente alla loro quota, circa 2600 metri , e ci fermiamo un attimo a riposare. Sotto di noi si vedono le verdi vallate del versante Teramano (2000 metri più in basso) e il lago di Campotosto ma sopra di noi notiamo con preoccupazione che per completare la salita c’è da attraversare obbligatoriamente un nevaio molto esposto che da accesso ad un ripido canalino dal quale si può arrivare sulle creste finali. E’ proprio in questo punto che si decide saggiamente insieme all’espertissimo Libero, di far terminare l’avventura di alcuni di noi non equipaggiati a dovere. Tra questi c’è Serena, la giovanissima figlia di Annarita Viotti che alla sua prima esperienza di salita in montagna è comunque riuscita ad arrivare ai 2750 metri di quota. E’ felice e impaurita al contempo ma accompagnata da Robi Quintavalle e Mario Battista può tornare indietro in sicurezza. Si capisce che in montagna non esistono vie normali. In quel punto scivolare avrebbe significato precipitare nel vuoto. Chi prosegue ha la gioia di arrivare in vetta alla cima principale a quota 2912 metri; il presidente Roberto Montesi può finalmente far sventolare il vessillo della gloriosa Roma83 e si può piazzare la targa in onore e in memoria di Giancarlo. E’ come se lassù ci fosse lui ad aspettarci e questa sensazione si aveva già dalla partenza. Questo perché le persone che non ci sono più vivono ancora nelle persone e nei luoghi che hanno amato in vita e Giancarlo sappiamo che era veramente se stesso solo quando saliva una montagna. Le foto di Marco Paladini sono la testimonianza di una avventura indimenticabile.
Grazie a
Roberto Montesi, Albero Moscatelli in rappresentanza del suoi boys, Manuel e Lara, Otello e signora, Carlo e Giuliana gli amici di sempre, Barbarino il mitico e Maria, Tonino, Marco il fotografo ufficiale, Mariuccio e Antonia, Annarita e Serena, Enrico Coletta, Robi Quintavalle, Robi e Rita, Libero Misocchia l’ indispensabile. Per Gianfranco non ci sono parole. Lui aveva appuntamento col suo amico inseparabile e ha guidato tutto il gruppo con in mente questo obbiettivo. Grazie a Gabriella che ci ha pazientemente atteso e a Fiorella e Claudio Moretti che non hanno voluto mancare. Andrea Gambacurta ancora una volta si è dimostrato il ragazzo generoso di sempre: lui ha voluto offrire la targa portata in cima.
Torneremo lassù appena possibile insieme a chi lo vorrà.





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