Sono molti anni che conosco Marco. Quando insieme al presidente Roberto Montesi siamo stati presi dalla frenesia per il triathlon, praticamente dalla prima gara in assoluto disputata in italia in quel di Ostia all’inizio degli anni ottanta, ci siamo trovati a frequentare questo ragazzo dal fisico “bestiale” dal sorriso gentile e dal non comune senso dell’humor.
Lui era molto più giovane di noi ma all’epoca il presidente era un vero top runner sia a piedi che in bici e quindi rappresentava un importante punto di riferimento, il treno ideale per chi voleva allenarsi seriamente. Marco ha subito dimostrato di avere passione e forza fisica esagerata, voglia di allenarsi e migliorare. Pur dovendosi preparare nel poco tempo libero lasciatogli dal lavoro, si è fatto sempre rispettare da tutti in questo sport magnifico e folle. Ricordo la bella trasferta fatta insieme in occasione del mondiali di duathlon a Ferrara nel 1996 dove disputammo una grande gara, noi già quarantenni e lui un giovane atleta dalle grandi prospettive. Marco ha sempre continuato a credere nella sua passione per tutti questi anni, ha disputato tante gare nella triplice disciplina, facendo una grande esperienza e non si è mai fatto pregare quando la nostra Roma83 ha avuto bisogno di lui. Presenti sempre le deliziose figlie e la sua super tifosa, sua moglie Ila. La scorsa settimana nell’importantissimo appuntamento dell’ironman di Klagenfurt, uno dei più prestigiosi del mondo, ha centrato un risultato cronometrico che pochi altri atleti possono vantare: ha percorso 226 km nuotando, pedalando e correndo, sfiorando il mitico muro delle 10 ore e, come lo ammiriamo nella foto, tagliando il traguardo col sorriso sulle labbra e in compagnia delle figliolette, con la semplicità e la gioia che fa parte del suo modo di essere. Questo è Marco, Piccolino di cognome, immenso di fatto.