Il 14 Luglio del 1998 allo stadio Olimpico di Roma, nel corso del Golden Gala, il marocchino Hicham El-Guerrouj stabilisce il nuovo primato del mondo sui 1500 metri con il tempo di 3’26”00, primato che tutt’ora resiste. Sono passati tanti anni ma il ricordo personale legato a questo evento si è riacceso dopo aver trovato una vecchia foto creduta ormai persa. Succede che quella mattina del 13 Luglio avevo appuntamento di buon’ora all’Acquacetosa (non ancora Paolo Rosi) con un gruppetto di amici runners. Dovevamo fare i 1000 in pista e per questo, prendere un giorno di ferie dal lavoro era il minimo che si potesse fare. Erano i nostri anni ruggenti e la dedizione alla corsa era maniacale. Insomma iniziamo il riscaldamento ripassando la lezione, su chi deve tirare, sui recuperi e sul fatto che fa caldo e non dobbiamo strafare.
Facciamo due allunghi e siamo pronti a partire. Lo sguardo va all’entrata del campo dove sbucano in fila indiana alcune persone. Si riconoscono le tute con la troneggiante scritta Morocco e ci blocchiamo per guardare meglio. Non c’è bisogno di stropicciare gli occhi perché davanti a noi si presenta la sagoma sottile ed elegante di El-Guerrouj che seguito dalla sua corte si avvicina al muretto per lasciare il borsone. Increduli lo salutiamo parlando un francese maccheronico ma lui capisce e ci risponde con qualche parola in italiano. E’ gentile e per niente infastidito e così gli chiediamo se possiamo correre un po’ con lui. Scatta la magia della corsa che accomuna campioni e poveri cristi e ti fa diventare amici dopo due giri. Così ci racconta dei suoi allenamenti in altura sulle montagne dell’Atlante in Marocco e della gara sui 1500 che dovrà correre l’indomani al Golden Gal . Sembra che Roma per lui sia una città magica e familiare perché ci vive una folta colonia di suoi connazionali che allo stadio saranno tutti a fargli il tifo. Assistiamo poi ad una vera seduta di stretching, meticolosa e prolungata con esercizi che noi atleti qualunque ci sogniamo e alla fine lo ammiriamo in alcuni allunghi in progressione dove fa sibilare l’aria al suo passaggio. E i nostri 1000? Ce li siamo dimenticati, rimediamo anche una macchina fotografica e ci immortaliamo. L’amico Alessandro Zimatore, che arranca un francese niente male, gli pronostica il record mondiale e Hicham quasi arrossisce. Dopo oltre un’oretta il corteo si dirige verso l’uscita e ci salutiamo sulla porta d’ingresso. Ci fanno inchini come se fossimo delle star. Cultura, educazione e modestia, abbiamo imparato quali sono i fondamenti di un grande campione. Quello che succede l’indomani fa parte della storia dell’atletica e sarà solo una perla della carriera straordinaria di questo mite ragazzo, venerato in patria anche dal Re e che non dimenticheremo mai.