Ciao Marco, ho visto, sul sito ufficiale, che hai fatto la maratona di Venezia, ... No, amico mio, non hai visto, non hai visto molto, se non il tempo finale, qualche video e la velocità media di dodici chilometri orari. Io ora ho visto, ho sentito e vissuto la mia prima maratona. Ora posso sentire, all'interno dei miei muscoli doloranti il significato delle tante leggende metropolitane sulla gara più lunga della corsa di fondo. La mia prima maratona. Non sono in grado di dire se ne affronterò mai altre, come non sono in grado di prevedere molti degli eventi della mia Vita e tantomeno di controllarli.
Poco più di 40 chilometri a 40 anni, ho sempre cercato delle corrispondenze anche simboliche, nelle coincidenze; un parallelo spazio-temporale; sarà come ripercorrere la mia Vita trascorsa, cercare di ricucirla, con il filo del tempo, che passa ora per lo spazio delle strade di questa maratona. La maratona della fortuna, corsa con solo i cinque euro del cambio del nome sul pettorale, di un conoscente iscritto, ma impossibilitato a partecipare, ma anche della "vittoria" di uno dei soli trenta su seimilacinquecento pettorali gratuiti, per la prossima Roma-Ostia. La maratona della lezione, che mi è stata impartita dalla realtà, che è giudice imparziale di ogni individuo. Non importa se si ha le presunzione di non dover morire, di credere che le leggi imposte per tutti gli altri, potrebbero non essere valide, nel mio caso specifico. Dum-Tum, Dum-Tum, ...correre; questo è un gesto semplice, antico; un movimento ancestrale, ripetuto ancora ed ancora, una vibrazione primordiale, che ha la capacità di portare la nostra coscenza in uno stato di estasi, dal fisico verso il metafisico, per estraniarsi dai necessari e spesso graditi impegni di ogni giorno, per riflettere e sognare, mentre simbolicamente si trascende e si va oltre ; dum-tum, dum-tum, ... Ora so molte cose, ho perfino studiato i meccanismi comportamentali, che inducono a fare cose di questo tipo. Genetica, droghe ed endorfine, stimolazione di quei centri "del piacere", che la storia della nostra evoluzione ha programmato dentro di noi, per premiare comportamenti con un qualche valore evoluzionistico. Non ci voglio ragionare, non ora, non nel senso meccanicistico e riduzionista, che mi affascina così tanto, quanto mi rende in grado di indovinare le previsioni sul comportamento della macchina-uomo. Ora voglio dissolvermi nelle sensazioni che pervadono il mio essere vivo, in contatto con altri esseri vivi. Questa gara mi ha diluito in mezzo alla folla, a quella gente che a volte amo ed a volte non sopporto, quella gente da battere, ma da rispettare ed aiutare. Ho apprezzato la cortesia e l'educazione di questa moltitudine colorata, come un abbraccio rassicurante di quella parte di umanità che può giocare con la vita ed illudersi di soffrire, almeno nel proprio corpo. Non solo ho voluto fare, ho voluto esserci, ho voluto arrivare in fondo, ma ho voluto strafare, ho desiderato prepararmi uno sprint finale, ho voluto accelerare su quelle salite a cavallo del trentesimo chilometro, solo per non mollare il mio compagno di gara, che evidentemente, ora lo so, era più allenato di me... Mi sono compiaciuto di non essere poi così distrutto, nonostante fosse la prima volta in assoluto nella mia vita, che correvo oltre l'ora e cinquanta ed oltre il ventiduesimo chilometro. Ho voluto continuare ad incrementare quel ritmo, che mi avrebbe portato a chiudere la gara intorno alle tre ore ed un quarto. Questo è per me un fine settimana "lungo", in compagnia della mia famiglia, di quei tre bambini che mi aspettano e della mogliettina ansiosa, che mi darà fra poco la quarta grande gioia della mia vita, speriamo non in queste poche ore di assenza. I soliti spiritosi malignano che in queste tre, forse quattro ore, finalmente potrò riposarmi, non subendo l'assalto dei miei tre bimbi ed in parte è vero. Come è vero che il mio grande Massimo, che ormai ha sei anni, si commuoverà, nel vedere la partenza della maratona in televisione e che non smetterà di indossare la medaglia di partecipazione, per molti giorni. Trentatre-esimo chilometro, il più è fatto oppure tutto ancora è da scrivere? Le cose importanti iniziano forse ora? La sensazione è che non sia stato sufficiente essere arrivati fin qui, in quanto è da ora in poi che si farà sul serio. Ora si inizia a percepire la vera fatica, solo adesso è una sensazione nuova, non avevo mai corso tanto. L'incredibile crollo fisico, che mi ha costretto a fermarmi ed a sdraiarmi a terra per ben sette volte, negli ultimi due chilometri di gara, accade proprio poche centinaia di metri dalla curva dove, sorpresa, ci sono i miei personalissimi fans. Mi fermo a parlare con loro, a baciarli, non credevo che venissero a vedermi, non era preventivato, Antonella ha dovuto camminare con tre ed ancora una bimba, per le scomode stradine di Venezia, incorniciate fra canali e cucite con ponti di scalette. Io sarei tornato a casa proprio da questa stradina, mi sarei assicurato che tutto fosse a posto, durante la mia assenza, la mia gara sarebbe finita proprio qui. Invece loro sorridono, mi incitano a finire, a guadagnarmi quella medaglietta di partecipazione, giocattolo del giorno. Quindi mi trascino fino al traguardo, confortato da assistenti e dagli spettatori. Uno di loro legge il mio nome sul pettorale e mi incita a finire la gara, come tutti gli altri, ma in quel momento solo per me. E' stata una folle idea quella di ricercare un isomorfismo, fra la mia età ed i chilometri della competizione, perchè proprio ora, che sono oltre le mie capacità fisiche e mentali, sto percorrendo un tempo che ancora non mi appartiene e questo mi crea qualche problema in più. Fermarsi ora potrebbe significa non avere un futuro? Le visioni, fra la sofferenza degli utimi due chilometri come sono da interpretare? La mia scommessa la considero vinta; un infanzia da sportivo, per quindici anni un sedentario; la scommessa di riprendere lo sport a quarant'anni persa dopo solo sei mesi di corsa, quando scopro che la mia famiglia cresce ancora; poi cinque mesi di assoluta staticità, un barlume di nuoto estivo e l'illusione di poter correre compatibilmente alle esigenze della mia famiglia. Mi allenerò solo di notte, quando non sottrarrò attenzioni a nessuno e mi allenerò anche durante le gare, che saranno piacevoli trasferte per tutti. La mia prima maratona, dopo solo un mese di tredici corse notturne, di una, quasi due ore, con ritmo blando. E' stato tutto molto semplice, perfino prevedibile. Tutto scontato, ma reale, vere sensazioni, che mi riempiono di gioia stupefatta, come quell'alba rossa di strati di nuvole, sui campanili nostalgici ed altezzosi, specchiati in un'improbabile traguardo nella laguna.