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Per noi appassionati di Montagna
Inserito il 12 gennaio 2010 alle 21:19:00 da Redazione Roma83. IT - News dell'Atletica

Per noi appassionati di Montagna

Qualche giorno fa, l’agenzia Ansa ha diffuso una notizia: morto sul Cerro Torre l’alpinista Italiano Fabio Giacomelli.
Poco altro da aggiungere, non era il nome di uno sportivo famoso e le notizie importanti di inizio anno erano le statistiche sui feriti dai botti di S.Silvestro. Una roccaforte, alta meno di 3200 metri ma difficilissima da salire. Le sue pareti strapiombano da ogni versante, non presentano una via “normale” e sono ricoperte da un perenne strato di ghiaccio quasi imperforabile. Sono muri di oltre mille metri di altezza praticamente verticali che negli anni hanno rappresentato un vera problema alpinistico. Fabio Giacomelli e il suo compagno di cordata Elio Orlandi stavano tentando la scalata dell’”urlo di pietra”. Dovevano disperdere sulla sua cima le ceneri di Cesarino Fava, un vecchio alpinista morto nel 2008 che aveva espressamente manifestato questa volontà. Durante l’ascesa, in condizioni climatiche estreme, un seracco gigantesco si è abbattuto verso il basso e ha travolto Giacomelli strappandolo dalla parete.
Ma per noi appassionati di Montagna non potevano bastare quelle due righe perciò siamo andati, per così dire, dentro la notizia.
Innanzi tutto il Cerro Torre, forse è la più bella montagna del pianeta terra dal punto di vista estetico, anche più del Cervino. Uno spettacolo mozzafiato anche in fotografia: un siluro di granito che si proietta verso il cielo, lineare ed elegante, un’opera d’arte come solo la natura può, spazzata perennemente dai venti gelidi della Patagonia. E’ situata al confine tra Cile e Argentina, in una zona impervia e inospitale, a ridosso dell’enorme ghiacciaio Campo de Hielo Sur, il terzo del pianeta per estensione. Orlandi è riuscito a scampare alla valanga e scendendo ha ritrovato il cadavere del compagno: una cosa inusuale, è come se l’enorme massa di neve avesse risputato fuori il corpo. Ma a volte i fatti che si succedono fanno pensare a trame preordinate tanto sono incredibili.

Nel 1959, proprio Cesarino Fava prese parte alla spedizione che raggiunse per la prima volta in assoluto (così sembrò) la cima del Cerro Torre. Insieme a lui erano il grande Cesare Maestri e l’austriaco Tony Egger che era considerato un forte rocciatore. Una squadra formidabile. Fava era l’addetto al bivacco più avanzato mentre Maestri insieme ad Egger dovevano tentare la scalata. I due andarono dopo aver aspettato alcuni giorni che il tempo migliorasse e Fava li vide scomparire poco alla volta tra le nubi che avvolgevano la parete. Dopo alcuni giorni di inutile attesa e non vedendoli tornare, pensò che fossero morti e stava preparandosi a tornare indietro per cercare soccorso quando improvvisamente vide apparire nella bufera di neve Cesare Maestri che ridotto in condizioni indescrivibili era riuscito a scendere. Era semicongelato e in stato confusionale, quando si riprese, raccontò a Fava di aver raggiunto la Cima insieme al compagno superando difficoltà e rischi enormi, tra bufere di neve e una temperatura di 30 gradi sottozero, dovendo bivaccare in parete per quattro notti, appesi a un chiodo. Una impresa ai limiti (il Cerro era ancora inviolato ) che però presentò il conto: durante la discesa Egger venne travolto da una valanga, sparì seppellito e con se sparì anche la macchina fotografica che li aveva immortalati in cima. Maestri riuscì a salvarsi e in qualche modo a tornare in basso dove era Cesarino Fava. L’eco di questa impresa seppure tragica, fece scalpore in tutto il mondo dell’alpinismo. Maestri era riuscito dove tutti avevano fallito, persino due mostri come Bonatti e Mauri poco tempo prima si erano dovuti arrendere all’”urlo di pietra”. Dopo alcuni anni cominciarono i problemi per Cesare Maestri. Venne messo in dubbio tutto il suo racconto e soprattutto il fatto che fosse riuscito ad arrivare in vetta. Tutti i tentativi effettuati dopo il suo, da altre spedizioni più modernamente attrezzate, avevano portato a ritiri affannosi da quelle pareti così tremende e inoltre non esistevano prove fotografiche ma solo la parola del suo artefice. Per un montanaro Trentino orgoglioso come Maestri, fu difficile da sopportare e per anni pensò di riprovarci e spazzare via tutte le allusioni nei suoi confronti. Lo fece nel 1970 ma anche questa volta infuriarono polemiche feroci. Sarebbe da raccontare e lo faremo successivamente. A tutto oggi la vera ascensione al Cerro Torre indiscussa e documentata viene attribuito ad un gruppo dei Ragni di Lecco con a capo Casimiro Ferrari che nel 1974 arrivarono sulla vetta, proprio sopra il fungo di ghiaccio sommitale che si vede nelle foto. Come il K2, anche questa si può considerare la Montagna degli Italiani, nel bene e nel male. Fino all’ultima tragedia del 1° Gennaio 2010 quando l’”urlo di pietra” ha respinto Cesarino Fava e i suoi nuovi compagni.
Il Film IL GRIDO DI PIETRA di Werner Herzog racconta in maniera molto romanzata questa vicenda.

Roberto Matrigiani

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