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Terminillo Sky-Race, 13 giugno 2010
Inserito il 16 giugno 2010 alle 19:34:00 da Redazione Roma83. IT - News dell'Atletica

Terminillo Sky-Race, 13 giugno 2010

Essere multisportivi significa non solo essere come nel mio caso triathleti ma soprattutto essere curiosi e vogliosi di cimentarsi in nuove esperienze sportive. Per me che ho un debole per la corsa è normale che questa innata curiosità mi porti spesso verso esperienze nell’ambito running.
Qualche anno fa avevo provato la super maratona dell’Etna, 43km e 3.000m di dislivello positivo. Quest’anno dopo anni di indecisione è finalmente arrivato il momento della mia prima Sky Race, quella del Terminillo, 19km per 1700m di dislivello positivo e credo poco meno di 1000 negativo.
Compagno di questa avventura Manuel Montesi che ormai ha fatto della montagna la sua seconda casa.
Sveglia a Cerveteri dove ero con la famiglia alle 5.00, appuntamento con Manuel sul GRA alle 6.30. Poco dopo le 7.30 siamo a Lisciano ai piedi del gruppo del Terminillo. Le procedure di iscrizione vanno via velocemente, un po’ di riscaldamento e di “struscio” alla ricerca di volti amici…ma qui bazzicano altre persone, io e Manuel siamo un po’ due pesci fuor d’acqua, ma siamo comunque eccitatissimi.
Verso le 9 ci chiamano sulla linea di partenza, l’ambiente è molto rilassato, qui sanno tutti che la giornata sarà lunga. Dopo aver dato il cinque a Manuel, per non sbagliare mi piazzo in prima fila e come mia abitudine al via, parto abbastanza a cannone…solo che siamo già in salita!

Nei primi 2,5km su asfalto andiamo subito via in 3, controllo il cardio e cerco di non arrivare alla soglia. Finito il tratto asfaltato entriamo nel bosco, il terreno diviene accidentato e rimaniamo in 2…poco dopo resto da solo, è la prima volta che mi trovo in testa ad una gara…condivido questa emozione con gli alberi e le foglie del sottobosco, sono assolutamente da solo, nessuno davanti, nessuno dietro, nessuno intorno. Il sentiero è ben segnato e io proseguo per la mia strada, tenendo sempre sotto controllo il cardio e le bandierine bianco/rosse. In una radura incontro un fuoristrada è il secondo ristoro, mando giù un po’ di Sali e mi ributto nella vegetazione. La salita diventa sempre più ripida, non posso più correre, inizio ad arrancare…chissà gli altri dietro come la affronteranno.
Altra radura, stavolta c’è più gente, sono al Rifugio La Fossa, altro bicchiere di Sali e riprendo a salire, dietro non vedo ancora nessuno.
D’improvviso esco dal bosco, sono al cospetto della montagna, il sentiero diviene meno evidente, ci sono i paletti che indicano la direzione ma la via la devo decidere io, sono consapevole di non essere un drago, poco dopo voltandomi vedo un secondo, poi un terzo e un quarto concorrente uscire dal bosco, hanno un passo decisamente più d’esperienza del mio, torno a guardare in alto e a fare del mio meglio. Quando giungo alla cresta sassetelli il primo inseguitore è ormai alle mie spalle è Giampiero Tartaglia, lui qui ci sa correre, e bene. Proseguo per un po’ in testa, facendo valere quando posso le mie doti di corridore da pianura, ma alla mia prima indecisione su un tratto innevato mi è davanti e sparisce in un attimo dietro un salto di roccia. Arrivando anche io al salto vedo spuntare due teste…da soccorso alpino, sono di guardia in tutti i passaggi esposti, hanno attrezzato corde fisse, ma francamente non ho mai corso così “esposto” e così decido di adottare il passo “del padre di famiglia”, naturalmente Tartaglia va via e arriva in vetta per primo, è giusto così. In questo tratto finalmente intuisco perché le chiamano sky-race…
Arrivo in cima (in realtà giriamo qualche metro sotto) anche io e mi butto in discesa, poi nuovamente un tratto di salita e sono al rifugio Rinaldi, altro ristoro a base di Sali e via nuovamente in discesa a ruzzoloni. E’ evidente che ho carenze di tecnica, il terzo si avvicina, io accelero al massimo quando il sentiero inizia a permetterlo un po’ di più. Faccio spesso il pelo agli escursionisti che stanno salendo, ma le gambe tengono ancora e ho un buon controllo.
Lascio il sentiero e dopo 2h di montagna torno a correre su una strada in parte asfaltata, il problema è che la strada diviene via via più ripida, il terzo si avvicina sempre di più e io lascio andare sempre più le gambe, fino a perderne il controllo e ne sono cosciente. Ad un tratto un cartello indica che devo abbandonare la strada e buttarmi in una cunetta sulla destra, scarto velocemente e inizio a scendere ma sbatto violentemente l’alluce destro su un sasso (probabilmente mi procuro una piccola frattura) e volo nel fondo della cunetta atterrando sui sassi con la mano sinistra e il ginocchio destro. La stato in cui mi ritrovo appena mi rimetto in piedi e abbastanza facile da intuire, riparto senza pensarci due volte, appoggio a fatica il piede destro e perdo sangue dalla mano, ma ormai dovrei essere nei pressi del campo di atletica dove è piazzato l’arrivo. Sbuco fuori dall’ennesimo bosco e mi rendo conto che c’è ancora un ripido pratone tra me e i cerotti. Scendo correndo sui talloni perché la punta destra è inutilizzabile, il terzo è sempre più vicino. Da lontano sento lo speaker che annuncia il mio pettorale e il mio nome per la seconda posizione, per scaramanzia penso che se lo sarebbe potuto risparmiare. Arrivo sul tartan e inizio un improbabile sprint con me stesso. Dopo 2h13 taglio il traguardo secondo assoluto, 4’ dietro il primo e 200m davanti al terzo ;)
Corro in ambulanza per le medicazioni, poi doccia, di nuovo in ambulanza, poi sull’arrivo per attendere Manuel che probabilmente ha pagato un po’ la mancanza di fondo, ma che forse almeno lui ha visto il paesaggio, io l’ho solo intuito. Pasta party, un po’ di relax sull’erba, le premiazioni, la navetta per Lisciano, Via Salaria, il GRA… Prossima volta dove andiamo?

Marco Piccolino



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