La scorsa settimana è stata diffusa in maniera molto scarna e sintetica la notizia che sul Cho Oyu, una montagna alta oltre 8.200 metri che si trova al confine tra Nepal e Cina, era morto un alpinista italiano, Walter Nones, un atleta gardenese di 39 anni. Ormai siamo abituati a dover cercare certe notizie sui vari siti web dal momento che stampa e tv approfondiscono solo determinate situazioni, certamente quelle che sono di maggior impatto e che garantiscono vendite e ascolti. Naturalmente per noi della Roma 83 è stato obbligatorio entrare nella notizia perché la montagna e le sue avventure fanno parte delle nostre passioni più forti. Così cercando, abbiamo saputo che Walter Nones era impegnato insieme ad altri due esperti scalatori Italiani ad aprire una nuova via di salita alla “Dea delle pietre turchesi” dal suo versante Ovest, particolarmente difficoltoso ed esposto e per questo ancora inesplorato. Il Cho Oyu si erge a non molta distanza dall’ Everest e viene generalmente salito da sud perché quel versante è appena più riparato dai venti fortissimi che arrivano da nord ossia dal versante Cinese. I tre si trovavano alla quota di 7000 metri e avevano deciso di fermarsi per approntare un precario bivacco dove passare la notte.
I due compagni di Nones avevano però problemi seri di respirazione e quindi sono scesi ad una quota inferiore per potersi riposare e riprendere in condizioni fisiche migliori la salita il giorno dopo. Nones che invece stava benissimo ha deciso di restare dando appuntamento ai suoi compagni proprio lì dove lui voleva bivaccare. Quello che è successo poi non è stato ancora chiarito: il giorno dopo all’alba i due sono risaliti per ritrovarsi con Nones ma di lui non c’era traccia. D’istinto hanno guardato sotto il baratro di 500 metri sottostante a dove era stata scavata nel ghiaccio la piazzola di sosta e hanno intravisto tra la neve la tendina colorata. Sono scesi giù tra mille difficoltà e hanno trovato il loro amico morto e aggrovigliato nella tendina. Secondo il parere di Silvio Mondinelli, uno dei grandissimi salitori di 8000, che si trovava a Katmandu in procinto di rientrare in Italia, può essere accaduto che a causa del fortissimo vento che alle alte quote imperversa, Nones abbia cercato di ancorare meglio la tendina e che questa, staccandosi dagli ancoraggi di fortuna, abbia fatto da vela trascinandolo via. Sta di fatto che il carabiniere della Val Gardena ha perso la vita in Himalaya proprio come il suo amico Karl Hunterkircher con il quale nel 2007 stava cercando di salire il Nanga Parbat. In quella occasione si era salvato insieme all’altro compagno di salita Simon Kerrer mentre Karl precipitò in un crepaccio da dove non è mai stato possibile recuperarlo. Ci si chiede come mai dopo aver corso pericoli incredibili e aver visto morire degli amici, si torni ad affrontare queste montagne così spaventosamente impervie dove le probabilità di incidenti mortali sono altissimi. Reinhold Messner ha detto che lassù ci si va per cercare la vita e non certo la morte. Lui che per primo è riuscito a salire tutti gli ottomila, lasciandoci un fratello e vari pezzi delle sue dita, forse ha dato l’unica risposta.