Ricordo di aver esordito con tale argomentazione, il giorno in cui ho incontrato Antonella, la mia futura sposa. Non avevo riflettuto sul significato profondo di quella frase, che mi sentivo recitare, in quel giorno del 1995, in un ristorante di Castellammare. Entrambi testimoni incrociati, alle nozze di rispettivi amici/parenti, fra noi estranei, ma attratti e segnati nel destino. Forse era l'aspetto ludico, divertente e spensierato , quello che le avrei voluto offrire e prendere da quella ragazza, in quella giornata gioiosa, fuori dal comune e sicuramente lontana dallo schema ripetitivo dell'attività professionale. Non mi accade spesso di dire qualcosa, senza averla ragionata, almeno un poco, ma quella frase, ha colto di sorpresa anche me, mentre la proferivo, infatti mi è rimasta in mente per tutti questi anni. Ora abbiamo quattro bambini, il gioco che pervade le nostre vite non è più quello fra noi due, anzi è diventato il nostro lavoro, non l'evasione per il ripristino delle energie e delle risorse.
Dallo scorso anno, in una vita densa di impegni, la corsa è entrata nel mio pensiero quotidiano con le prerogative del gioco, ma presto esso è stato denaturato e privato di tali caratteristiche. Il tempo necessario agli allenamenti è ricavato a forza, ritagliato dal limitatissimo riposo notturno; ricavare il tempo per correre non è più sinonimo di relax, ma pura ossessione. La contaminazione della realtà ha trasformato la sana pratica giocoso-sportiva in un percorso irto di ostacoli, che fra infortuni, stress e depressioni del sistema immunitario, mi porta, ancora una volta impreparato, in prossimità della Maratona di Firenze. Ancora una volta corro, ancora una volta penso ed ancora una volta, ... gioco! Ora comprendo, per la prima volta, perché proprio la maratona. Perché cerco e subisco proprio questa distanza? Basandoci sui risultati di studi e ricerche specifiche, si può concludere che in ogni tipo di gioco si manifesta una miscela di quattro elementi, l'agonismo, la sorte, la finzione e l'estasi della vertigine. Tutti od alcuni di questi elementi costitutivi, miscelati in dosi sempre diverse, in relazione alle varie persone e situazioni, possono essere identificati nella pratica del gioco ed al tempo stesso lo motivano e lo compongono. Non è nemmeno il caso tentare di spiegare quanto la componente agonistica sia importante nella pratica di uno sport individuale come la corsa, tanto è ovvio questo aspetto. Buona parte della gratificazione è ricercata nella bravura individuale e dalla capacità di competere con gli altri. La componente aleatoria è alquanto limitata, come aspetto di questo sport, sebbene elementi ambientali od eventi fortuiti come alcuni infortuni possano giocare un ruolo. La finzione, almeno nel mio caso mi gratifica con l'evasione di un ruolo diverso da quello rivestito nella vita reale, in quanto l'esperienza di "atleta" è gradevole ed ambita, ma chiaramente recitata, a livello amatoriale. La Maratona, proprio questa lunga distanza, credo che permetta di iniziare a vivere anche l'ultima componente dell'esperienza giocosa, l'estasi della vertigine, infatti iniziando ad essere particolarmente provante per il corpo e per la mente, porta a vivere anche l'esperienza dell'evasione mentale dalla condizione abituale. Ne sono una prova queste riflessioni, nate durante tale pratica. In questa circostanza, la Maratona di Firenze 2010, a due settimane dall'evento, il gioco si conclude con il trionfo della componente aleatoria. La distrazione del bicipite femorale sinistro è ancora in fase di recupero e le fibre muscolari, avvolte in modo anisotropo, mi guardano dalla registrazione dell'ecografia, chiedendomi di non sottoporle allo sforzo che, se opportunamente allineate, avrebbero gradito. Intanto cambio l'iscrizione in quella di Firenze 2011. E' un bell'auspicio.