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SaharaMarathon
Inserito il 11 maggio 2007 alle 20:25:00 da Redazione Roma83. IT - News dell'Atletica

SaharaMarathon

Prologo
Due giorni prima dell'arrivo degli altri atleti, in una giornata serena mentre mi allenavo sull'unica strada asfaltata che attraversa i Campi Profughi Saharawi, poco a poco la sabbia ha cominciato a pizzicare sulla pelle, il vento obbligava a socchiudere gli occhi, nel giro di un'ora si andava avanti solo guardando i piedi della persona davanti … Difficile sapere se sarebbe stato possibile correre la VII SaharaMarathon, i tetti di lamiera volano via spazzati dal vento, per fortuna tutto passa in poche ore…

La corsa
E' il 26 febbraio … un solo arrivo aspetta le corse da 42, 21, 10, 5 km che ci hanno portato fin qui giù per correre e lavorare, grazie ad El Ouali, associazione di Bologna, ed il Comitato SaharaMatrathon,per incontrarci tra atleti, persone con disabilità, studenti e ingegneri, professionisti e non occupati, Saharawi, Algerini, Italiani, Spagnoli, Austriaci, Messicani e Tedeschi, con presenze da molti altri Paesi (Inghilterra Finlandia, Romania e dalla Polonia).
La classifica parla chiaro i primi 5 posti della 42 sono monopolizzati dagli spagnoli che si sono presentati con atleti di primissimo piano, ma sulla difficoltà del superare le dune nella seconda parte del tracciato, parlano chiaro i loro tempi 2h 54' per il vincitore Manuel "Morente" Paez e già il II non è dentro le 3h, al VI posto il primo Saharawi Mohamed Mustafà (3h 14') seguito a 2' dall'Algerino Ahmed Mostefaqui, i più veloci tra gli italiani sono a 15 e 17 posto Landi e Carli. A tre quarti classifica la coppia Micangeli e Rosanò, prestati dall'Università di Roma ai progetti umanitari correlati alla SaharaMarathon, gli altri 12 sono sotto il sole dalle partenze intermedie all'arrivo, mentre da Statte provincia di Taranto chiude per gli italiani la 42km Angelo Fasanella, primo però nella gara all'acquisto delle medaglie prodotte presso il laboratorio dei giovani Saharawi per le ultra gare della Statte Marathon di Agosto.



Gli atleti con Disabilità
La presenza di Stefano Rossi Atleta con Paraplegia a bordo della sua Handbike apprezzatissima dai bambini Saharawi e Generoso Di Benedetto, che nonostante la distrofia, si è prestato con coraggio a portare il messaggio dell'integrazione e dell'accessibilità dello sport e di ogni angolo sperduto del deserto; esponenti delle associazioni italiane di persone con disabilità, hanno reso ancora più possibile la prossima maratona ai Saharawi con disabilità, e durante questo anno il lavoro con loro, il loro correre, muoversi, giocare, scattare foto, lavorare sulla sabbia avrà una maggiore dignità un respiro più ampio oltre le dune che li isolano dal nostro mondo.
Attraverso il CIRPS dell'Università La Sapienza di Roma abbiamo avviato progetti che hanno come obiettivo specifico il potenziamento dell'autonomia del popolo Saharawi nei campi.
Nata nel segno della solidarietà, la SaharaMarathon destina ogni anno parte delle quote, al finanziamento di progetti di sviluppo. Quest'anno è stata la creazione di un laboratorio artigianale Saharawi per la lavorazione dei materiali di scarto, che rappresenta una nuova attività economica per sopperire alla disoccupazione giovanile, ed un'occasione di sensibilizzazione sul drammatico tema rifiuti. Il primo frutto del laboratorio, il Laboratorio ad Impatto Zero, è stata la produzione della medaglie per la premiazione della maratona stessa.
Il laboratorio è stato avviato grazie ai contributi della Provincia di Milano e della Regione Emilia Romagna e dei Maratoneti stessi.
Tutti gli atleti hanno infatti ricevuto medaglie realizzate con alluminio riciclato, interamente prodotte nei campi.
Grande e coloratissima la partecipazione della popolazione dei campi, soprattutto agli arrivi. La folla, di giovani e donne, ha accolto gli atleti in un tripudio di festa, tra le altissime urla tradizionali dei canti Saharaui.
Novità assoluta della settima edizione è stata la UltraMarathon di 160 Km, prima maratona al mondo tenuta nei territori liberi Saharaui. In 15 atleti hanno affrontato questa gara coprendo i 160 Km di deserto che separano due tra le città politicamente più importanti per la storia della RASD: Bir Lehlu e Tifariti.



Finale
Il Popolo Saharawi esiste ed è fiero di resistere, e la nostra maratona non potrà finire sino a quando tutti potranno attraversare quel muro che li separa dalle proprie terre, le coste africane più pescose in assoluto…Passata la gara i giovani tornano al laboratorio, le medaglie ci sono e alcuni atleti ne chiedono molte di più per le proprio gare, vicino casa… sarà una entrata per i campi ed una opportunità per la diffusione del loro messaggio di libertà.

Andrea Micangeli

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