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UNA DI QUELLE MEDAGLIE CE L’HO IO
Inserito il 18 maggio 2007 alle 20:14:00 da Redazione Roma83. IT - News dell'Atletica

UNA DI QUELLE MEDAGLIE CE L’HO IO

Quando ho visto che il nostra compagno di squadra Andrea Micangeli aveva inserito sul sito della squadra un articolo riguardante la provenienza delle medaglie della Ecomaratona dei Marsi ho pensato di scrivere alcune impressioni sull’evento
Ebbene si : ho partecipato alla Ecomaratona dei Marsi con i soliti interrogativi che ognuno di noi ha quando prende certe decisioni.
Sarò in grado di terminarla? Sono abbastanza allenato ? Quante ore ci metterò ?
Insomma eccomi alla partenza nel bel paesino di Collelongo. La giornata è stupenda.
A parte i cinque o sei candidati alla vittoria sembra che ciascuno di noi tenderà a sopravvivere più che ad impegnarsi in una gara con gli altri. Cerchiamo informazioni sui punti difficili ( che per tutti sembrano essere le lunghe e ripide salite ). Io per conto mio già mi sono imposto di marciare ( veloce ? ) dove incontrerò pendenze impossibili. Cerco di convincermi che quando arriverà la salita potrò finalmente riposare perché non dovrò correre.

Partiamo. Dopo qualche chilometro di discesa le solite battute : “Dai che mancano solo 40km”, “Vai vai tanto te ripio”, ecc..
Arriva la prima salita impegnativa. Tutti corrono ( avremo fatto si e no 3 km). Dopo qualche centinaio di metri mi fermo e cammino veloce : ho altri 39 km davanti e non so cosa mi aspetta.
In effetti questa salita con camminata mi piace e l’idea di associare le pendenze alla parte meno impegnativa dello sforzo per ora funziona. Mi superano signore attempate, un tale con la barba da Babbo Natale e svariati altri personaggi non proprio con “le physique du role”.
Vai vai tanto te ripio !!!
Arriviamo al primo ristoro : fa caldo e quindi comincio subito a bere molto.
La salita è finita e quindi bisogna tornare a faticare. Sulla strada sterrata incontro molti dei gruppi che mi hanno superato e con qualche difficoltà, dovuta all’assembramento, li passo. La strada è in leggera discesa. Mi sento chiamare e chi trovo ? Proprio Andrea che mi riconosce grazie alla maglietta della nostra squadra. Mi ricordo di averlo visto parlare nella conferenza sulla gara della sera prima. Parlava appassionatamente del progetto, iniziato presso il Campo Profughi Saharawi, che ha portato a far produrre le medaglie di questa e altre gare con materiale riciclato e occupando personale locale.
Si arriva ad un’altra salita con forte pendenza e, dopo un timido tentativo di continuare a correre, riprendo a camminare ( e mi riposo ). Arriviamo finalmente alla fine e comincia una discesa abbastanza ripida. Mi metto dietro ad un gruppo di quattro persone a distanza di sicurezza. Scendono abbastanza veloci e io cerco di star loro dietro. Faccio bene a stare distante 4 metri perché uno di loro si distrae, inciampa e cade rovinosamente a terra. Io riesco ad evitarlo solo perché non gli sono vicino. Appuriamo che non si è fatto nulla a parte qualche sbucciatura e continuiamo.
Ad un certo punto la strada si apre sulla Conca di Amplero di cui percorriamo il perimetro. Non ero ancora riuscito a vederla perché il percorso si era svolto quasi tutto sotto un fitto bosco ma ora ……
E’ una vallata grandissima. L’erba è alta e oltre a varie sfumature di verde ci sono fiori di svariati colori : rosso,giallo,viola. Nel centro della valle con il passaggio i podisti hanno creato un sentiero. Tantissime altre persone che corrono confluiscono da destra da un percorso diverso dal nostro : sono i partecipanti all’altra gara ( l’Archeorun) partita mezz’ora dopo la Ecomaratona.
E così il sentiero è pieno di altri colori in movimento.
I podisti dell’Archeorun corrono come matti e quindi io decido di mettermi al lato del sentiero per non creare loro ostacolo.
Ho aumentato molto il ritmo, tanto già in lontananza vedo una salita di cui posso contemplare sia la lunghezza che la ripidità : mi riposerò molto.
Insomma arrivo ai piedi della salita e non accenno neanche a correrne un metro. Quasi tutti camminano. Finalmente, dopo non poco tempo, ripassiamo al punto di ristoro e così chiudiamo il perimetro della Conca di Amplero.
Si torna verso il paese con una discesa abbastanza tranquilla in cui corro veloce.
Un pezzo di pianura e poi inizia la salita che porta alla piazza del paese dove sono posti gli arrivi delle due gare. La strada e’ piena di gente che mi incita e non posso certo camminare : che figura ci farei ? Pochi metri prima del traguardo vedo Marisa, che ha avuto la pazienza di accompagnarmi in questi due giorni e le dico di stare tranquilla perché mi sento molto bene. Le dico anche di continuare ad essere paziente perché temo che dovrà attendermi ancora molte ore.
Riparto e supero il traguardo di corsa tra gli applausi della gente.
Ora dopo 17 km comincia il vero “divertimento”. Inizia subito una ripida ascesa.
Finalmente il paese finisce e non c’è più nessuno. Guardo verso l’alto e vedo il muro che mi trovo davanti. Ora si che mi “riposerò” per qualche ora. La strada all’inizio è abbastanza praticabile e quando trovo dei falsi piani riesco anche a corricchiare. Vi sono diversi punti di controllo dove le persone annotano il numero del pettorale di chi passa.
Dopo qualche chilometro la strada diventa un sentiero, prima praticabile e aperto, ma poi si inerpica all’interno di una stupenda faggeta dove non penetra il sole. Le distanze tra gli atleti si fanno più dilatate e mi ritrovo solo nel silenzio del bosco: nessuno davanti a me e nessuno dietro. Cerco la regolarità nella camminata veloce e riesco a mantenere un passo tra 9’ e 11’ a km. Il sentiero è foderato di foglie, in alcuni punti è ripidissimo e sotto si nascondono rami e pietre che possono causare storte o cadute. Non sono preoccupato per la salita quanto per il fatto che questa diventerà una discesa proprio negli ultimi 8-9 km. Non so se sarò in grado di essere abbastanza lucido e concentrato da evitare tutti questi ostacoli. Dovrò ricordarmelo anche se nella parte finale delle maratone non sempre si è nel pieno delle proprie facoltà mentali.
Improvvisamente vengo risvegliato da queste riflessioni da un atleta che corre contromano sul sentiero : ma che fa questo? Se si è ritirato perché va così di fretta ? Ora gliene dico quattro.
Non si è ritirato : è il primo (Gil Pintarelli) che corre a tutta nella ripida discesa. Capisco, mi scanso e lo incito. Lui mi ringrazia senza distrarsi. Poco dopo incrocio gli altri due atleti che arriveranno secondo e terzo. Ripenso che chi vince lo fa di solito con un tempo di 3h15’ - 3h’20’ e io non sono ancora giunto al ristoro del 22 km. Chissà quando arriverò !!!
E’ finita la salita e trovo il punto di ristoro dove bevo abbondantemente e mangio anche diversi pezzi di banana e qualche biscotto. Ora c’e una parte di 6-7 km in cui devo correre ma mi dico che se non mi sento cammino anche qui. Dopo qualche chilometro invece sono freschissimo.
Comincio ad aumentare e riprendo diversi atleti. Assisto alla caduta di un ragazzo che si distrae a guardare delle mucche e trova l’unico sasso sporgente di questa mulattiera. Resto con lui qualche minuto.
La caduta è stata brutta ma per fortuna ha solo sbucciature alle ginocchia e alle mani. Ricominciamo insieme ma dopo poche decine di metri mi lascia perché vuole camminare per riprendersi. Io riprendo e controllo sul Gps la velocità : riesco a fare alcuni chilometri fra i 4’30’’ e i 4’40’’. Penso ( e lo penso ancora ) che il Gps soffre l’aria di montagna ma in ogni caso questi tempi, anche se probabilmente falsi, mi fanno piacere.
Arrivo al solito punto di ristoro dove con una curva a gomito inizia la salita finale che ci porterà ai 1710 metri. Mangio e bevo abbondantemente e attacco l’ultima lunga salita. Il brutto di questa salita è che da un certo punto in poi la vedi tutta perché non ci sono alberi. Si vedono delle formichine lontane in alto in alto che camminano e cerco di calcolare quanto ci vorrà ad arrivare lassù.
Ma che me frega, io quando cammino mi riposo!!!!
Passa anche questa e appena arrivo sulla cresta trovo alcune centinaia di metri in piano dove ricomincio a correre lentamente. Mi godo il panorama che comprende sia a destra che a sinistra due ampie vallate.
Inizia la discesa ma non c’è alcun sentiero. Si svolge su una ripidissima costa con pietre da tutte le parti. Le segnalazioni sono delle tavolette infisse ogni tanto nel terreno. Non voglio cadere e guardo sempre prima di poggiare i piedi. Dopo un’altra salita e un’altra ripida discesa senza sentiero ritrovo il posto di controllo già passato al km 22. Al solito mangio e bevo e inizio la discesa che mi riporterà al paese.
Mi sento bene e inizio a correre veloce. Raggiungo subito una persona ma è difficile superarla perché sul sentiero ci passa uno solo. E’ comodo comunque avere qualcuno che ti apre la strada. Però è troppo pauroso e approfittando di un allargamento lo supero con la scusa che voglio dargli il cambio.
Dopo pochi secondi non lo sento più. Penso che se inciampo o trovo un ostacolo sotto le foglie potrei cadere ma mi sento bene e sono molto lucido. Raggiungo un ragazzo e una ragazza e li passo sulla destra. La ragazza si spaventa e forse mi tira qualche accidente. Continuo, il Gps ormai fuori controllo, mi segnala un chilometro a 4’15’’ ma chi ci crede. Inizia una parte più larga ma molto scoscesa e con un pietrisco che costringe ad una attenzione particolare per non perdere l’aderenza. Finisce la faggeta e il sentiero corre meno ripido. Raggiungo parecchie altre persone e di sfuggita noto un paletto di segnalazione caduto per terra dove mi sembra di aver letto un 37 o 38. Guardo l’orologio e mi rendo conto che, anche se mancano quattro chilometri, riuscirò a metterci meno di 5 ore. La strada si è allargata e continuo a correre.
E’ a questo punto che accade l’unico fatto negativo della giornata. Il sentiero a tratti è ancora pieno di pietre. Mentre corro con la punta del piede destro ne prendo una che mi si inpenna davanti e viene calciata dal piede sinistro proprio con la punta dell’alluce. Un giochino degno del miglior Maradona . Il dolore è forte e sono costretto a fermarmi. Penso che mi è saltata l’unghia ma per fortuna non è così. Continuo ad una velocità ridotta perché il piede mi fa male e vengo così ripreso da cinque sei persone che avevo superato nella discesa. Mi guardano con il classico sorriso di commiserazione pensando: “Sei scoppiato è ? Così impari”.
Ma non è così perché io starei ancora molto bene.
Insomma la strada torna asfaltata. Si fa un giretto al lato del paese e poi si sale per gli ultimi 300 metri. La gente mi applaude e sento lo speaker che annuncia il mio nome ( e’ la prima volta in vita mia ) e il nome della squadra a cui appartengo. Arrivo con il tempo di 4h 40’ e rotti.
Chi lo avrebbe mai detto ! Pensavo di arrivare almeno un’ora dopo.
Mi tolgono il chip e mi mettono la medaglia realizzata dagli amici di Andrea.
Sono arrivato. Non sono distrutto. E’ fatta.
Dopo essermi cambiato vado presso la mensa della scuola dove viene servito un pasto completo.
Mi godo la pasta e fagioli e dopo qualche tempo riparto per Roma.
Che vi debbo dire ? Si può rifare.
Chissà se l’anno prossimo si riesce ad organizzare una spedizione più numerosa della nostra squadra.
A proposito un saluto ad Andrea Micangeli e Danilo Orlandi che hanno partecipato alla Ecomaratona ed a Fabio Riccitelli, Chiara Fiore e Annalisa Sonnino che hanno partecipato alla Archeorun.

Pierluigi Marrama

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