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La Roma 83 arriva a 3000 mt SLM
Inserito il 16 giugno 2008 alle 18:02:00 da Redazione Roma83. IT - News dell'Atletica

La Roma 83 arriva a 3000 mt SLM

Si è proprio vero, il nostro amico Cicciobotrillo, alias Marco Piccolino, dopo aver fatto il mezzo Ironman in Svizzera è partito per l’ennesima impresa arrivando addirittura 12° alla V Super Maratona dell’Etna. Qualche settimana fa anche altri amici della Roma 83 hanno completato la loro impresa alla 13 EcoMaratona dei Marzi, Enzo Roscani e lo Squalo del parco di Aguzzano alias Libero Misocchia.

Complimenti a voi tutti,

La Redazione

PS: Amici della Roma 83 hanno riferito che lo Squalo dopo l'EcoMaratona si è trasformato in pesciolino rosso...!!!

Segue l’avventura di Marco

V Super Maratona dell’Etna – 14 giugno 2008

Come spesso accade per le avventure un po’ fuori dagli schemi, anche la mia avventura alla 5a SuperMaratona dell’Etna è nata per caso… un massaggio da mio zio in cui mi aveva accennato alla sua idea di iscriversi per fare qualcosa di diverso e testare un po’ gambe e testa.

Dopo quel primo “vengo anch’io” e la successiva iscrizione, ho chiuso temporaneamente il cassetto della maratona e mi sono dedicato normalmente alla mia stagione triathletica.
Passato l’Ironman 70.3 di Rapperswil in Svizzera, ho riaperto il cassetto, un lunghetto da 1h50 su e giù per i sette colli e mi sono convinto di essere pronto per affrontare “la garetta” in questione, 3000m di dislivello in 43km, dalla spiaggia di Marina di Cottone nel comune di Fiumefreddo a poco sotto la cima dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa!
Arriva sabato 14, i pullman dell’organizzazione ci fanno scendere da Linguaglossa, comune base dell’evento alla spiaggia della partenza. Visto dalla sabbia l’Etna è proprio lontano…tanto lontano.
8.35, lo sparo. 130 atleti si lanciano verso la cima, molti partono un po’ troppo allegri e a fine giornata si conteranno molti ritirati. Tra quei 130 ci siamo anche io e mio zio.
Io parto piano, la sensazione è di andare pianissimo, mi impongo di non superare mai le sensazioni del fondo lento, mi aiuto con il monitor del mio cardio e quando eccedo rallento.
La gara vive di 3 sezioni completamente differenti, come paesaggio, fondo, “stagione”, difficoltà.
Fino al quattordicesimo chilometro, cioè fino al traguardo volante di Linguaglossa a 700m slm, si sale su una strada asfaltata un po’ trafficata, le energie sono tante, le pendenze quasi mai eccessive, si fatica ad andare piano, fa caldo.
Lasciata Linguaglossa, si punta diretti verso Etna Nord, la strada è sempre asfaltata, il traffico è sparito, solo l’assistenza dell’organizzazione e dei vari supporters dei partecipanti. Le pendenze aumentano, ora si sale a tornanti in una pineta, fa meno caldo, ormai abbiamo superato i 1000m di quota/dislivello, il passo è corto, cerco di non saltellare, quando raramente la strada spiana leggermente, sento i bicipidi femorali che si allungano, allungo il passo per rilassarmi un po’, ma la pianura dura sempre troppo poco e si torna a salire.
A quota 1400m, un ristoro anche con cibi solidi, ho visto qualche atleta in preda ai crampi, così preferisco ingerire un pezzo di banana oltre che i soliti spicchi di arance che mi accompagnano dal mare.
A quota 1800m due tornanti particolarmente ripidi mi fanno camminare, è la prima volta dalla partenza, sono circondato dalla lava, arriva il vento, forte, sono a Piano a Provenzana e c’è la zona cambio, raggiungo ora nuovamente correndo le tende dell’organizzazione, mi porgono la mia sacca con i panni da montagna. Mi tolgo la canotta e mi metto una maglia da ciclista estiva, nelle tasche ho un gilet in windtex, un paio di manicotti, un berretto di micropile e qualche barretta…dovrebbe essere sufficiente per affrontare il terzo settore, l’ultimo, l’Etna! …tutto sommato mi sento bene, un po’ affaticato ma nessun problema evidente.
L’attacco è durissimo, la strada, ripida, ora è una distesa di sabbia lavica, l’appoggio dei piedi è ballerino e l’equilibrio non è così scontato. Decido di camminare, per ora, quando il sentiero si inerpica troppo, spingo forte con le mani sulle ginocchia, accucciato e mi aiuto come posso a tirarmi su verso la cima.
A quota 2200m la prima oasi ristoro, un tavolino bianco, piccolo, nel deserto lavico, due volontari super coperti, mi chiedono se va tutto ok, mi danno finalmente i primi Sali della giornata…sanno di zolfo ma tracanno tutto il bicchiere. Riparto con una bottiglietta da 250cc d’acqua nelle tasche e un bottiglia di Energade in mano.
Mi vesto anche io, cambio berretto e metto su quello pesante, tiro su i manicotti e il gilet, stò bello caldo ma il vento spesso è talmente forte che mi ferma.
I chilometri passano lenti, lentissimi, uno ogni circa 9 minuti, decido di correre ogni volta che le pendenze me lo concedono, le gambe non fanno male e in più la cosa mi da gusto, inizio a superare diversi atleti,ora per la prima volta dalla partenza mi sento “in gara”.
Poco dopo ogni sorpasso mi volto indietro ma nessuno mi segue, intorno a me ora c’è anche la neve, sono solo, sensazione bellissima. In alto invece poco sotto il cratere vedo il traguardo, un gonfiabile rosso, ancorato bene, con vicino una tenda, il tutto sembra aggrappato con tenacia al fianco del gigante fumante.
L’ultimo chilometro sembra il più lungo, si lascia lo sterrato e si sale su uno stradello dritti dritti verso la cima del cono, dall’alto le urla di incitamento mi fanno accelerare, passo tra due pareti di neve, faccio l’ultima curva, corro ancora in salita fino all’arco d’arrivo, mi sento bene, ringrazio tutti, foto, medaglia, sguardo che spazia su tutta la Sicilia, mi infilo in tenda bevo del the caldo, mi cambio con i panni pesanti che ho fatto arrivare in cima, chiacchiero un po’ con gli altri, sbircio il foglio delle classifiche se leggo bene sono la dodicesima riga, poi prendo le mie cose, scendo fino al punto in cui le jeep erano riuscite ad arrivare e mi portano nuovamente a Piano Provenzana…mio zio è riuscito a passare per tempo il cancello orario posto a quota 1800, anche lui si dirige un po’ infreddolito verso la cima, grande! Ci rincontriamo dopo un paio d’ore al piano con due fantastiche storie da raccontarci !
Marco Piccolino










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