Qualche giorno fa, l’agenzia Ansa ha diffuso una notizia: morto sul Cerro Torre l’alpinista Italiano Fabio Giacomelli. Poco altro da aggiungere, non era il nome di uno sportivo famoso e le notizie importanti di inizio anno erano le statistiche sui feriti dai botti di S.Silvestro. Una roccaforte, alta meno di 3200 metri ma difficilissima da salire. Le sue pareti strapiombano da ogni versante, non presentano una via “normale” e sono ricoperte da un perenne strato di ghiaccio quasi imperforabile. Sono muri di oltre mille metri di altezza praticamente verticali che negli anni hanno rappresentato un vera problema alpinistico. Fabio Giacomelli e il suo compagno di cordata Elio Orlandi stavano tentando la scalata dell’”urlo di pietra”. Dovevano disperdere sulla sua cima le ceneri di Cesarino Fava, un vecchio alpinista morto nel 2008 che aveva espressamente manifestato questa volontà. Durante l’ascesa, in condizioni climatiche estreme, un seracco gigantesco si è abbattuto verso il basso e ha travolto Giacomelli strappandolo dalla parete. Ma per noi appassionati di Montagna non potevano bastare quelle due righe perciò siamo andati, per così dire, dentro la notizia. Innanzi tutto il Cerro Torre, forse è la più bella montagna del pianeta terra dal punto di vista estetico, anche più del Cervino. Uno spettacolo mozzafiato anche in fotografia: un siluro di granito che si proietta verso il cielo, lineare ed elegante, un’opera d’arte come solo la natura può, spazzata perennemente dai venti gelidi della Patagonia. E’ situata al confine tra Cile e Argentina, in una zona impervia e inospitale, a ridosso dell’enorme ghiacciaio Campo de Hielo Sur, il terzo del pianeta per estensione. Orlandi è riuscito a scampare alla valanga e scendendo ha ritrovato il cadavere del compagno: una cosa inusuale, è come se l’enorme massa di neve avesse risputato fuori il corpo. Ma a volte i fatti che si succedono fanno pensare a trame preordinate tanto sono incredibili.